Filosofia del Vigneron
Inizia le vendemmie in giro per l'Europa — Leflaive in Borgogna, Rudolf Trossen in Mosella, Jean-Marc Dreyer in Alsazia. Nel 2019 ottiene quello che cerca: un apprendistato da Ganevat nel Jura. A metà vendemmia si rompe una mano su uno skateboard. Non può lavorare in cantina. Invece di aspettare, compra le sue prime uve — in Francia e in Germania — e le vinifica nella cantina del fratello a Baden. Nasce Laisse Tomber: lascia perdere, in francese. Un nome che racconta sia l'incidente sia la filosofia.
Dal 2020 si installa ad Auxey-Duresses, in una cantina condivisa con Jonathan Purcell (Vin Noé), Chris Santini e Domaine Dandelion. Studia all'Università di Borgogna. Lavora con Jean-Yves Bizot a Vosne-Romanée. Cresce in fretta — e bene. Nel 2021 acquisisce le prime parcelle proprie. Dal 2022 è a tempo pieno. Oggi il domaine supera i 3,2 ettari tra Côte de Beaune, Côte de Nuits, Côte Chalonnaise e Hautes-Côtes, tutti in conversione biologica certificata dal 2025.
Il portfolio si divide in due linee distinte: Laisse Tomber — la linea négociant, da uve acquistate da contadini amici con la stessa filosofia biologica — e i vini domaine, ognuno con la sua etichetta e il nome della parcella. La cantina è la stessa, l'approccio è identico.
In vigna: biologico, metodi biodinamici sui vigneti di proprietà.
In cantina: bianchi con pressatura orizzontale, decantazione notturna, fermentazione spontanea con lieviti indigeni, affinamento 22–30 mesi in botti usate, nessun collaggio né filtrazione, zero solfiti aggiunti. Rossi con 100% grappolo intero, macerazione semi-carbonica 10–14 giorni con lieviti indigeni in vasche di acciaio o legno, estrazione minima, affinamento 10–24 mesi in botti usate, nessun collaggio né filtrazione, zero solfiti aggiunti (con possibile aggiunta eccezionale sotto i 20 ppm all'imbottigliamento).
È uno dei nomi più discussi della nuova generazione borgognona. Winehog lo ha nominato Flavour of the Year 2023. La domanda cresce ogni anno, le allocazioni restano minime.