Una serata con Nicola Gatta, tra le vigne di Franciacorta, dedicata a un solo vino raccontato attraverso sette bottiglie diverse: il Molener, nelle sue due versioni, Bianco e Rosé, assaggiato dalla sboccatura più giovane fino a un magnum di sei anni.
Nicola Gatta: la storia dietro il Molener
Nicola Gatta lavora in un piccolo comune vicino a Brescia, in Franciacorta, dove fa metodo classico da Chardonnay e Pinot Nero. Il Molener è nato come la riserva storica della cantina, in un periodo in cui non esistevano ancora le edizioni limitate, i parcellari, la Perpetuelle etichetta gialla. Era il punto d'arrivo, il vino della "pazzia", quello su cui si concentrava il massimo impegno.
Il Molener esiste in due versioni. Il Molener Bianco, con la prima sboccatura storica nel 2017, e il Molener Rosé, con la prima sboccatura storica nel 2019. Nascono dallo stesso lavoro in vigna e in cantina, quasi speculari, a parte una differenza: il Rosé prevede una breve macerazione sul Pinot Nero per estrarre colore, il Bianco no. Il Bianco viene sboccato in autunno, il Rosé in primavera.
Il metodo classico: un lavoro pensato per il futuro
Durante la serata Nicola Gatta ha raccontato cosa significhi fare metodo classico rispetto a un vino fermo. Con un vino fermo, spiega, si arriva a un imbottigliamento e il ciclo si conclude. Con il metodo classico, invece, ci sono molti momenti in cui il vino viene toccato di nuovo, dal tirage alla sboccatura, e serve un'organizzazione pensata con anni di anticipo. Per fare le circa 55.000 bottiglie che la cantina produce oggi, servono in questo momento circa 370.000 bottiglie in affinamento contemporaneamente, conservate anche in un magazzino dislocato vicino alla cantina, per mancanza di spazio.
Il Molener trascorre un periodo lungo sui lieviti prima della sboccatura, sia nella versione Bianco che Rosé, ed è imbottigliato con un dosaggio Extra Brut.
Le vigne e la cantina
Le vigne di Nicola Gatta si trovano tra i 400 e i 600 metri di altitudine. Si coltivano principalmente Chardonnay e Pinot Nero, con due piccoli blocchi di Pinot Bianco piantati negli ultimi anni. La cantina lavora oggi su 14 vigne per circa 9 ettari totali: Campiani Est e Campiani Ovest, le vigne storiche a impianto largo, rappresentano il 65% della superficie totale, mentre le altre 12 vigne, più recenti e a impianto stretto, coprono i restanti 3,5 ettari.
L'annata in corso al momento è stata segnata da più eventi di grandine (una a metà aprile, due a maggio) che hanno colpito duramente la Franciacorta. Nicola Gatta ha raccontato che avere le vigne distribuite su tanti piccoli appezzamenti, invece che concentrate in un unico corpo, ha permesso di limitare i danni: la grandine non colpisce mai tutti gli appezzamenti allo stesso modo.
La verticale della serata
La degustazione è partita dalla sboccatura più giovane: il Molener Bianco sboccatura settembre 2025 e il Molener Rosé sboccatura marzo 2025. Messi a confronto, il Rosé si è presentato con un naso impattante e definito, note di mandorla e di confetto, e sfumature balsamiche che invitano a tornare più volte nel calice; il Bianco è risultato più diretto, "un vino dritto", bevuto quasi in un sorso.
Si è passati poi alla sboccatura 2023, per entrambe le versioni. Il Bianco, a quel punto con circa due o tre anni di sboccatura, si è mostrato più disteso e integrato, con una fluidità di sorso accogliente; il Rosé ha mostrato invece più complessità di trama, una consistenza più dinamica, ancora "con voglia di lottare". Nel confronto con la coppia più giovane assaggiata poco prima, è emerso come un vino appena sboccato dia un impatto più esuberante e frontale, mentre con qualche anno in più quell'esuberanza iniziale lascia spazio a una maggiore distensione.
Il momento indicato come il più importante della serata è arrivato con la coppia successiva, a quasi quattro anni dalla sboccatura: qui il Molener ha mostrato quella che Nicola Gatta ha descritto come una distensione quasi completa, con equilibrio tra freschezza, acidità, componente ossidativa, salivazione e una componente minerale molto lunga.
A chiudere la serata, una chicca: un magnum di Molener sboccatura 2020, da vendemmia 2013, con sei anni di sboccatura. Ha sorpreso tutti mettendosi davanti a tutti gli altri assaggi, con una nota ancora ferrosa e molto minerale al naso. Nicola Gatta l'ha descritto come parte di un'interpretazione precedente alla sboccatura 2022, con un'acidità lattica e una profondità minerale leggermente meno marcate, un'ampiezza più rotonda e generosa, e un legno esausto (non rigenerato) che dà un impatto più delicato.
Il tempo che serve per capire un vino
Nicola Gatta ha raccontato la serata anche come un esercizio di pazienza: un vino che esce oggi è stato pensato anni prima, e il produttore che lo beve oggi lo giudica con la testa di chi era quando quel vino è nato. Capire un Molener, ha detto, significa accettare che serva tempo, conservazione e attenzione, per arrivare al momento in cui la bottiglia può davvero dare quello che ha da dare.