Il pezzo di terra che nessuno voleva
Dove il Beaujolais finisce: la scommessa di Bérengère e Antoine
Nel 2022, quando tutti guardavano a Fleurie e a Morgon, Bérengère e Antoine sono andati nella direzione opposta. Sono saliti fino all’ultimo paese a nord, sopra Juliénas, su colline ripide di granito che si sfalda e di pierres bleues. Sono le pietre blu che qui decidono il carattere del vino. Hanno scelto il pezzo di Beaujolais che nessuno voleva, e ci sono rimasti.

Oggi Oedipoda produce circa 30.000 bottiglie l’anno. Sono poche, e ognuna porta il nome di una vigna o di una strada.
Chi vive in montagna questa scelta la riconosce subito. Si sceglie il versante difficile, quello dove la fatica è più alta e la moda non arriva. E si resta abbastanza a lungo da conoscerne ogni pietra.

Vigne vive, vino lasciato in pace: il metodo di Oedipoda
La regola di casa è una sola, e la si legge in ogni scelta. In vigna l’azienda è certificata biologica dal 2024. Si ara sotto il filare e si semina erba tra le file, perché il suolo resti vivo e respiri.
In cantina si lavora per sottrazione:
- lieviti indigeni;
- macerazioni corte;
- mesi lunghi sulle fecce in acciaio;
- nessuna filtrazione.
I vitigni sono tre: Gamay, Chardonnay e Viognier. Le gradazioni restano basse, tra gli 11 e i 13 gradi. Il risultato sono vini che non chiedono di essere capiti ma di essere bevuti, fino in fondo alla bottiglia.
Sotto le viti c’è un mosaico di suoli. Ci sono granito sfaldato, pietre blu, argilla e limo, sabbia. In un angolo ci sono anche lave e tufi, il ricordo di quando qui c’erano i vulcani. Ogni cuvée nasce da uno di questi frammenti, e lo racconta.

Cinque vini, una sola regola: la selezione Wild Vigneron
Gamay Road, 2024, 11% vol.
È il vino della strada che attraversa il paese. Tre parcelle su tre suoli diversi: granito sfaldato, depositi di pietre blu e un angolo vulcanico. Sono vendemmiate in due tempi a settembre e unite dopo cinque giorni di macerazione semicarbonica, quanto basta per prendere il frutto e fermarsi. Il vino passa un anno sulle fecce in acciaio, non è filtrato né chiarificato, e la solforosa resta sotto i 30 mg/l. Nel bicchiere c’è frutto rosso croccante, succo e leggerezza. È il rosso che a Jullié si versa senza guardare l’etichetta. Un po’ di deposito sul fondo è normale.
Beaujolais Villages Blanc, 2024, 12% vol.
Nel Beaujolais il bianco è quasi un’eresia, perché il 97% delle vigne è Gamay. Bérengère e Antoine hanno tenuto una parcella di Chardonnay di quindici anni, piantata fitta su pietre blu, argilla e limo. L’hanno vendemmiata presto, il 10 settembre 2024, con l’uva ancora tesa. Poi pressatura diretta, fermentazione spontanea a bassa temperatura, sette mesi sulle fecce e nessun filtro. Al naso pesca bianca e albicocca. La bocca è sottile, scivola via e chiede subito il secondo sorso. È uno Chardonnay che non vuole fare il borgognone, e proprio per questo funziona.

A Tire d’Aile, 2025, 13% vol.
À tire d’aile significa “a tutta ala”, come un uccello che scatta via. Qui a scattare sono in due.
- Lo Chardonnay delle pietre blu, raccolto maturo il 24 agosto 2025.
- Il Viognier da granito sfaldato e sabbia, vendemmiato una settimana dopo ma volutamente indietro. Porta acidità dove l’altro porta polpa.
Il Viognier nel Beaujolais non dovrebbe nemmeno esserci: loro l’hanno piantato lo stesso. Pressatura diretta, fermentazione spontanea, dieci mesi sulle fecce, nessuna filtrazione e solforosa sotto i 40 mg/l. Al naso pesca gialla e spezie. La bocca è morbida e succosa, con una spina dorsale che la tiene dritta. È il bianco più goloso della cantina.
Juliénas Chanories, 2023, 12,5% vol.
È il lato scuro di Juliénas. La vigna guarda a sud su una pendenza del 30%, dove il trattore non sale e si lavora a mano. Sotto c’è pietra blu pura, attraversata da una breccia di granito che dà al vino la sua nota scura. Tredici giorni di semicarbonica con pochissimi interventi, poi fermentazione spontanea e un anno sulle fecce in acciaio. Nessuna filtrazione né chiarifica, solforosa sotto i 25 mg/l. Il colore è profondo e il frutto pieno, ancora giovane. Un tannino fresco tiene su la bocca e la allunga. È il cru come lo volevano loro: terroir, struttura, freschezza.
Juliénas Beauvernay, 2023, 13% vol.
Se Chanories è il lato scuro, Beauvernay è quello verticale. È la collina più celebre della denominazione, sopra i 400 metri, con un pendio ripido esposto a sud e sud-est. Qui la pietra blu è il suolo stesso: scisti e dioriti di origine vulcanica che scaldano l’uva di giorno e la raffreddano di notte. Macerazione semicarbonica lunga, fermentazione spontanea, un anno sulle fecce in acciaio, nessuna filtrazione né chiarifica. Il frutto è luminoso, l’acidità taglia e una spina minerale resta a lungo in bocca. È il Gamay più concentrato della cantina, e quello che invecchia meglio.