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Domaine Leovila: Léocadie Benech e il calcare vivo di Corgoloin

martedì 20 ottobre 2026 14:1320 ottobre 2026
Corgoloin è un mosaico di calcari, marne e boschi. Qui una giovane vigneronne ha raccolto un’eredità fatta di vigne vecchie, rigore e umiltà. Si chiama Léocadie Benech, e il suo Domaine Leovila sta per entrare nella selezione Wild Vigneron.
Domaine Leovila: Léocadie Benech e il calcare vivo di Corgoloin

Ascoltare la collina: cronaca di un passaggio di testimone

Una strada lunga fino a Corgoloin: Léocadie Benech, dalla scienza all’ascolto

Léocadie si è formata a Bordeaux come ingegnere agronomo ed enologa. La sua è una formazione da laboratorio. Il suo percorso, però, è fatto di incontri. Ha lavorato a Château Figeac, dove ha imparato la precisione, e in Argentina, dove ha parte della famiglia. Poi è arrivata in Borgogna, prima da Dujac, con le sue trame poetiche, e poi accanto a Chisa Bize. È lì, racconta, che ha imparato ad ascoltare davvero il mondo vivente e a rispettare i cicli naturali e le risorse.

L’ultima tappa è Corgoloin, nel domaine di Didier Fornerol. Didier è un vigneron che ha lasciato un segno profondo sulle sue vigne e sui suoi vini con una filosofia di standard rigorosi e di umiltà sincera. Léocadie ha lavorato due stagioni intere al suo fianco, negli ultimi anni prima del ritiro. Quando Didier ha scelto di passare la mano, non ha venduto a un investitore. Ha affidato le sue vigne a lei.

Così è nato Domaine Leovila. Non è una rottura con il passato, è la sua continuazione con una direzione chiara, che Léocadie riassume in una frase sola: “il grande vino si fa in vigna”.

Una collina, molte terre: il terroir tra Corgoloin e Magny-lès-Villers

Il domaine conta 6,5 ettari tra Corgoloin e Magny-lès-Villers. Corgoloin ospita 87 dei 140 ettari della denominazione Côte de Nuits-Villages. Sotto i piedi c’è una diversità che pochi villaggi possono vantare: calcari e marne del Giurassico medio e superiore, spezzati da fratture tettoniche, con pendenze che cambiano a ogni passo e depositi colluviali scesi dalla scarpata.

In alto, sui Côte de Nuits-Villages e sulle Hautes-Côtes, si trovano il calcare compatto di Comblanchien, i detriti calcarei e i colluvi su una roccia madre argillo-calcarea. In basso, sulle denominazioni Bourgogne, ci sono argille limose, alluvioni quaternarie e le marne del graben della Bresse. Anche i colori delle etichette nascono da qui: riprendono questa diversità e le tinte naturali dei suoli di Corgoloin.

Le vigne hanno in media 65 anni e vanno dai 15 ai 100 anni.

Cavalli, lune e grappolo intero: il metodo Leovila

Dal 2024 il domaine è in conversione biologica, oggi al terzo anno. La vigna si lavora a mano e si ara con il trattore e con il cavallo. Léocadie segue il meteo e le fasi lunari, in vigna come in cantina, perché l’energia dei terroir arrivi intatta nel bicchiere.

La vendemmia è manuale. In cantina il vino fermenta con lieviti indigeni e i grappoli vanno interi in macerazione e alla pressa. L’affinamento dura dai 12 ai 22 mesi in barrique e demi-muid da 500 litri, con pochissimo legno nuovo. Gli input sono minimi o assenti, e il vino non viene chiarificato né filtrato. Si producono tra le 15.000 e le 20.000 bottiglie l’anno.

Alla base di tutto c’è un’idea semplice: il vino riflette l’armonia tra suolo, vite e intenzione umana.

La selezione: otto vini per leggere una collina

Bourgogne Aligoté “Les Arnolots” 
Viene dai piedi dei pendii, nel cuore del paese. Il suolo è fatto di alluvioni antiche, argille profonde e limi nati dai detriti calcarei. La parcella prende il sole del mattino, mentre il limo trattiene l’acqua e la freschezza. È un Aligoté vivo, intenso e teso.

Bourgogne Blanc
Nasce dalla parte bassa del villaggio, su suoli profondi ricchi di detriti di calcare oolitico ed esposti a est. È la cuvée più “solare”, perché la parcella accumula il calore del pomeriggio. Proprio per questo, qui la data di vendemmia decide più che altrove la verticalità del vino. Nel bicchiere resta fresco, con un filo di riduzione e il sostegno delle fecce fini.

Côte de Nuits-Villages Blanc
È una rarità: i bianchi sono meno del 10% della denominazione. Unisce due anime. Le Fourneau, in basso, su argilla-calcare ricca, porta generosità. La Montagne, in alto, porta equilibrio.

Bourgogne Passetoutgrain “Les Chagniots”
Le vigne hanno tra i 90 e i 95 anni e stanno sui pendii bassi, dove i limi della valle incontrano le prime ghiaie calcaree. Il suolo è di marne argillo-calcaree. L’esposizione a est scalda in fretta la parcella durante il giorno, così Gamay e Pinot Noir arrivano a maturazione insieme.

Bourgogne Rouge
È il Pinot Noir del climat Les Fourneaux, lo stesso del Bourgogne Blanc, nella parte bassa di Corgoloin. Le radici affondano in suoli profondi arricchiti da detriti di calcare oolitico. L’esposizione a est e la posizione trattengono il calore del pomeriggio: è una cuvée solare, dove la data di vendemmia pesa più che altrove sulla verticalità. Ne nasce un Bourgogne di frutto pieno, con una spina dorsale calcarea.

Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits “La Fée”
Un tempo la parcella si chiamava La Flie. Le vigne sono centenarie e crescono sull’altopiano di Magny-lès-Villers, a 360 metri. Le radici scavano nel calcare batoniano duro, sotto un velo sottilissimo di argilla. Il vigneto confina con la foresta in cima alla collina, e di notte l’aria fredda scende dalla combe. Esposta a nord, la parcella dà al vino una purezza cristallina.

Côte de Nuits-Villages “La Montagne” 
La parcella sta sulla corona alta della collina, appena sotto l’altopiano. Il suolo è sottile e pietroso, e la roccia madre affiora in superficie. La foresta la chiude sopra e sotto e fa da condizionatore naturale. Di giorno le pietre bianche riverberano il calore, di notte il bosco porta il fresco. È il più aereo, etereo e vibrante dei Côte de Nuits-Villages del domaine, tutto mineralità, fiori e pepe bianco fine.

Côte de Nuits-Villages “Clos de Magny”
Si trova a circa 350 metri, scavato nel calcare batoniano superiore e coperto da ghiaione fine e argilla. Il sito è ventilato e matura tardi, così le uve arrivano fresche e sane alla vendemmia. La roccia dura dà verticalità, colore profondo, tannini riconoscibili e un grande potenziale d’invecchiamento.

Domaine Leovila: Léocadie Benech e il calcare vivo di Corgoloin
Domaine Leovila: Léocadie Benech e il calcare vivo di Corgoloin
Domaine Leovila: Léocadie Benech e il calcare vivo di Corgoloin
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