Dalla cucina tristellata di Alain Chapel a quattro ettari di granito tra Chiroubles e Fleurie.
Domaine Chapel: dalla cucina tristellata alla vigna fatta a mano
Un ristorante a Mionnay, tre stelle Michelin, i vignaioli seduti a tavola come amici di famiglia. Poi quattro ettari di granito tra Chiroubles e Fleurie, un cavallo che si chiama Quadrille, le pecore tra i filari d'inverno. David Chapel e Michele Smith hanno attraversato tutto questo per arrivare a un Gamay che sa di terra e di tavola, di fatica e di conversazione.
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Il figlio del cuoco che scelse la vigna
Sopra la cucina: l'infanzia di David Chapel
David Chapel è il primogenito di Alain Chapel, cuoco lionese considerato tra gli iniziatori della nouvelle cuisine, che nel 1973 portò a tre stelle Michelin il ristorante di famiglia a Mionnay, nell'Ain. David è cresciuto proprio sopra quella cucina, a contatto fin da bambino con i vignaioli che suo padre invitava a tavola: tra gli amici di famiglia, le fonti citano Marcel Lapierre, Pierre Overnoy e Jean-Louis Chave.
Le carte dei vini di quegli anni le scriveva a mano la nonna Eva. Sulle righe a penna comparivano nomi come Henri Jayer, Domaine Leflaive, Comtes Lafon, accanto a Overnoy, Lapierre, Chave. Il suo mestiere è nato lì, tra cucina, sala e cantina, molto prima della vigna.
Un appuntamento in ritardo: l'incontro a Morgon
Nel 2013 David lavora in vigna e in cantina al Domaine Lapierre, a Villié-Morgon. Michele Smith, americana, è in Francia per una decina di giorni di visite ai vignaioli. Viene da New York, dove è stata wine director e responsabile di sala del Chef's Table at Brooklyn Fare, ristorante tristellato di Brooklyn.
Ha un appuntamento da Lapierre, ma per un inconveniente di viaggio arriva in ritardo. Mathieu Lapierre non c'è, e al suo posto la accoglie David: la porta a mangiare qualcosa in paese, le fa fare la degustazione. Da quel giorno stanno insieme. Un mese dopo David si trasferisce a New York. Due anni più tardi, nel 2015, tornano insieme in Beaujolais. Le fonti francesi lo chiamano coup de foudre.
Dal primo vino alla casa di Régnié: 2016, 2017, 2018
Il primo millesimo è il 2016: un Juliénas «Côte de Bessay», vinificato da Mathieu e Camille Lapierre mentre David e Michele cercano una cantina propria. Nel 2017 trovano la casa e le cantine a Régnié-Durette. Nel 2018 arrivano le prime due cuvée dalle loro vigne: un Fleurie e un Chiroubles. Oggi il domaine lavora circa quattro ettari di Gamay tra i due cru.
Granito, cavallo, pecore: come nasce il vino
In vigna: il corpo a corpo con il suolo
Le vigne stanno sui pendii di granito di Chiroubles e Fleurie, spesso isolate nel bosco, fittissime, allevate ad alberello. Pendii ripidi, lavoro quasi tutto manuale. L'agricoltura è agroecologica, biologica ma non certificata: niente diserbanti, niente prodotti di sintesi. Il suolo si lavora a mano o con l'aratro a cavo, e in alcuni punti entra il cavallo Quadrille, di un contadino del posto. Dopo la vendemmia e in inverno le pecore pascolano tra i filari. Tra le vigne crescono alberi da frutto e le colture di copertura ruotano con le stagioni: biodiversità e fertilità, in terre impoverite da un passato industriale.
Il lavoro è faticoso, ma l'idea è semplice: restituire vita al suolo.
I luoghi: Charbonnières e gli altri
La parcella simbolo è Charbonnières, a Fleurie: circa 1,2 ettari a 460 metri, in un anfiteatro di granito e sabbie dietro la Madone, tra le acacie. Vigne da 35 a oltre 60 anni su sabbia granitica, in biologico da oltre vent'anni. Chiroubles, uno dei cru più alti del Beaujolais, dà vini setosi e minerali. L'Aligoté, unico bianco della gamma, nasce su marne calcaree.
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In cantina: non aggiungere, non togliere
Il Gamay entra a grappolo intero e fermenta con lieviti indigeni, in macerazione semi-carbonica, senza follature né rimontaggi. L'affinamento avviene in contenitori neutri: fibra, pietra, cemento, foudre, vecchie barrique. Nessuna filtrazione, nessuna chiarifica. Solforosa assente in vinificazione, dosi minime solo prima dell'imbottigliamento. Ogni cuvée viene assaggiata ogni giorno, per scegliere il momento esatto della pressatura.
Accanto ai vini del domaine esiste un'etichetta separata, Smith-Chapel, con uve di viticoltori biologici del Beaujolais e del vicino Mâconnais. Il Juliénas Vayolette sul nostro shop è sotto Domaine Chapel, ma alcuni importatori lo attribuiscono a Smith-Chapel: lo diciamo perché la trasparenza fa parte del mestiere.
I vini di Domaine Chapel su Ferdy Wild
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Beaujolais: 100% Gamay, 12%, macerazione semi-carbonica e fermentazione spontanea. Fresco e succoso, con lampone, ciliegia e spezie leggere. Il tannino è setoso, la beva facile e pulita. Il Beaujolais come dovrebbe essere: semplice, ma mai banale.
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Bourgogne Aligoté 2024: 100% Aligoté, 12%. Fermentazione naturale, affinamento su fecce fini tra acciaio e vecchie barrique. È teso e vibrante: mela verde, agrumi, una sottile nota affumicata, un finale minerale e diritto. Un Aligoté senza fronzoli, nella sua versione più nervosa.
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Juliénas Vayolette: 100% Gamay, 13%. Macerazione a grappolo intero, fermentazione spontanea, affinamento in foudre. Succoso e speziato, con frutti rossi maturi, pepe nero e violetta. Struttura vera e finale lungo: la porta d'ingresso al lato più strutturato del Beaujolais.
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Per chi ha pazienza ci sono i Fleurie, oggi esauriti in attesa delle nuove allocazioni: Fleurie Charbonnières, il vino simbolo del domaine, con frutti scuri, violette e tannini eleganti; Fleurie Charbonniers La Face Nord, più scuro e serio, con mora, grafite e sottobosco; Cire Noire Magnum, una cuvée uscita una volta sola, nel 2020, con la cera nera sul collo. Esaurito anche il Chiroubles, setoso e scorrevole, un vin de soif con la schiena dritta.
Perché Domaine Chapel
Scegliere Domaine Chapel significa credere che un vino buono nasca dal passo lento di un cavallo, da una pecora che brucia l'erba tra i filari, da un assaggio fatto ogni giorno con la stessa pazienza. Significa capire che la vera tavola non si apparecchia con i nomi che rassicurano, ma con le persone che restano a lavorare la terra. L'autenticità non è un souvenir: è un lavoro che si rifà ogni mattina.