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È tornato il miele d'alpeggio Val d'Inferno 2026

lunedì 10 agosto 2026 15:5210 agosto 2026
Il nuovo miele d'alpeggio 2026: millefiori spontaneo raccolto a 2000 m in Val d'Inferno. Edizione limitata.
È tornato il miele d'alpeggio Val d'Inferno 2026

Il miele di Val d'Inferno comincia a giugno. 

E non comincia con le api: comincia con un trattore carico di arnie all'alba e una mulattiera piena di sassi. È il nomadismo apistico, portato fin dove finisce la strada. E dove, ogni estate, ricomincia un miele diverso.




Giugno, si sale: la stagione che comincia con un trattore

Nessuno lo farebbe per convenienza. Caricare le arnie su un trattore all'alba, risalire una mulattiera di sassi fino a dove finisce la strada, e ricominciare tutto da capo ogni estate — è una fatica che si sceglie, non che capita. Ma è una soddisfazione troppo grande per non farla.

È il principio del nomadismo apistico: invece di aspettare che i fiori arrivino alle api, portiamo le api ai fiori, lassù dove il pascolo d'alta quota fiorisce solo per poche settimane l'anno. A giugno si sale. A fine estate si torna a controllare il favo. In mezzo, in quota, le api lavorano da sole — e il resto lo fa la montagna.


Il patto tra le api e il pascolo

Il prato d'alpeggio non è seminato e non è concimato: è un mosaico di fioriture spontanee — trifoglio, timo serpillo, genziana, achillea — insieme alle conifere d'alta quota come abete rosso, abete bianco e larice. Fiori e resine che vivono solo a quelle quote, e solo per poche settimane.

Un'ape batte fino a tre chilometri intorno all'arnia e visita centinaia di fiori al giorno: bottinando, impollina, e assicura i semi della stagione dopo. 

Più api, più fioriture. Più fioriture, un pascolo più ricco. 

Un pascolo più ricco è erba migliore per le vacche — e quindi latte più buono, e il formaggio che riconosci al primo morso. Uno tiene in piedi l'altro.

 Noi ci limitiamo a non rompere l'equilibrio.





Cosa c'è nel vasetto: la montagna, fotografia esatta di ogni estate

Ambrato, denso, con quella nota d'erba e di resina che solo un pascolo di montagna sa dare. Cambia ogni anno — con le fioriture di quell'estate, con quali fiori si aprono per primi — ed è sempre uno stupore assaggiarlo: è esattamente la firma del posto, annata dopo annata. Lo lasciamo com'è, non pastorizzato, non scaldato, così cristallizza piano nel vasetto come deve fare un miele vero.

Il Miele della Val d'Inferno — edizione d'alpeggio 2026

  • 🏔️ Raccolto in alpeggio, a 2000 m
  • 🌼 Millefiori spontaneo d'alta quota, non pastorizzato
  • 🫙 Solo 200 vasetti da 420 g
  • 📅 Da consumarsi preferibilmente entro 2 anni

Poche arnie, una sola raccolta a stagione, una manciata di vasetti. Quando finisce, si aspetta l'estate prossima — e la prossima sarà un altro miele.




Come lo assaggiamo noi

Un cucchiaino su una fetta di pane, nel latte o in un infuso, accanto ai nostri formaggi d'alpeggio a latte crudo: è lo stesso prato, raccontato due volte. Assaggialo e capirai perché quassù ci prendiamo cura di ogni fioritura.

Un vasetto, un'annata, un pezzo di montagna

Scegliere il miele della Val d'Inferno significa capire che l'autenticità non è un souvenir: è il risultato di una fatica ripetuta ogni giugno, di un equilibrio tra api e pascolo che nessuno può forzare, di un raccolto che non si ripete mai uguale. È poco, ed è esattamente per questo che vale.





È tornato il miele d'alpeggio Val d'Inferno 2026
È tornato il miele d'alpeggio Val d'Inferno 2026
È tornato il miele d'alpeggio Val d'Inferno 2026
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