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Vitacée & Clément Dumont: due vignaioli, una cantina a Beaune

lunedì 20 luglio 2026 09:5820 luglio 2026

Due percorsi diversi, la stessa cantina al Solstice di Beaune: scopriamo i vini di David Vérot e Clément Dumont, tra Mâconnais e Côte de Beaune

Vitacée & Clément Dumont: due vignaioli, una cantina a Beaune
C'è una cantina a Beaune, al Solstice, dove due storie diverse condividono lo stesso spazio, le stesse botti vecchie, la stessa idea di non intervenire troppo. Da una parte David Vérot, vent'anni passati al fianco dei più grandi nomi della Borgogna prima di scegliere le sue micro-parcelle. Dall'altra Clément Dumont, arrivato al vino per una strada tutta sua, tra Beaune, Bordeaux e un ex mestiere lasciato per la vigna.

-> Scopri i vini di Vitacée
-> Scopri i vini di Clément Dumont


Due strade, la stessa cantina: la storia di Vitacée e Clément Dumont

David Vérot: Vent'anni passati al fianco di realtà come Domaine des Croix, Bernard-Bonin e Jean-Philippe Fichet gli hanno insegnato il mestiere prima ancora di metterci il proprio nome sopra. Nel 2022 arriva la scelta di fare le cose a modo suo: nasce Vitacée, un progetto con un'idea precisa fin dall'inizio, niente vigne di famiglia, solo micro-parcelle biologiche, scelte una per una nel Mâconnais e a Monthélie, da chi lavora la terra come piace a lui.

Clément Dumont invece lascia l'audiovisivo, studia a Beaune e a Bordeaux, muove i primi passi accanto a Philippe Bouzereau a Meursault. Anche per lui il 2022 è l'anno della svolta: apre il suo micro-négoce nella cuverie del Solstice, a Beaune, la stessa dove oggi lavora fianco a fianco con David Vérot. Le uve gliele affidano amici e contadini che credono nel suo talento, e Dumont le usa per spingersi oltre i vitigni canonici della Borgogna: accanto a Chardonnay e Pinot Nero, vinifica anche Aligoté, Gamay e Syrah, varietà che chiedono un ascolto diverso, e che nelle sue mani diventano vini tesi, precisi, già riconoscibili. È anche formatore alla scuola del vino di Beaune: il mestiere lo insegna, e insieme lo reinventa.

Due percorsi che non si somigliano, ma che nella stessa cantina trovano lo stesso linguaggio.


Botte vecchia e poca tecnologia: il metodo condiviso

Al Solstice di Beaune il metodo nasce dallo stesso spirito, anche se ciascuno lo declina a modo suo: David Vérot lavora con pressatura diretta e affinamento in vecchie botti, niente zolfo fino al momento dell'imbottigliamento e una filtrazione leggerissima; Clément Dumont con fermentazioni spontanee e nessuna chimica di sintesi. In entrambi i casi, interventi minimi. Poca tecnologia, molta attenzione, quella che serve per lasciare che sia la parcella a parlare, non la cantina.


La selezione: i vini della Masterclass in Agriturismo Ferdy

Si è cominciato dai bianchi, con il Mâcon-Péronne Clos de Légères 2024 di Vitacée: Chardonnay puro, da vigne di 45 anni, vinificato con un intervento quasi assente. Mela verde, agrumi luminosi, fiori bianchi, e quella mineralità scattante che chiude il sorso elegante e avvolgente insieme, la prima conferma di cosa significhi, per David Vérot, lasciare che sia la parcella a parlare.

Accanto, il Bourgogne Aligoté En Busigny 2024 di Clément Dumont, da una singola parcella nel cuore della Borgogna, di un'eleganza sorprendente: lime e scorza di limone, biancospino e sambuco, sfumature saline e gessose, palato teso, finale sapido e mandorlato.

Poi il rosso che ha tenuto banco più a lungo: il Monthélie 1er Cru Les Duresses 2024 di David Vérot, da uno dei terroir più vocati della Côte de Beaune. Nel calice: fragolina di bosco, ribes, cenni floreali, bocca succosa, tannini setosi e tensione acida, finale lungo e gastronomico.

Si è passati poi al Beaujolais Lantignié Granit Rosé 2024 di Clément Dumont, Gamay su suoli di granito rosa a Lantignié, realizzato con Frédéric Berne e il collettivo Vignerons et Terroirs di Lantignié: piccoli frutti rossi, erbe fresche, scorza d'agrumi, energia minerale e profilo salino, succoso, teso, una beva pura.

A chiudere la serata, la Syrah Les Grandes Pierres 2024, in conversione biologica, su suoli ricchi di pietre: fermentazione spontanea, interventi minimi, vinificata quasi come un Pinot Nero, con estrazioni leggere più che potenti. Violetta, pepe nero, frutti rossi croccanti, un accenno che ricorda quasi le erbe aromatiche e le note più mediterranee, tannini di una finezza disarmante, sorso fresco e scorrevole. Il modo giusto, per tutti, di finire bene.

Oltre ai vini in programma, quella sera i produttori hanno portato anche alcune chicche: bottiglie fuori scheda, uscite dalla cantina in quantità limitatissima o in anteprima. 

Da Vitacée, il Mâcon-Péronne Clos de Légères Blanc 2022 Magnum e il Mâcon Chardonnay 2022 Magnum, insieme al Monthélie Les Plantes 2022. Da Clément Dumont, un'anteprima del Rully 2025. Bottiglie che normalmente non si trovano, versate per l'occasione, il vero motivo per cui vale la pena sedersi a un Lunedì del Vigneron invece di limitarsi a leggere l'etichetta.

Il vino non ha bisogno di un nome altisonante

Scegliere Vitacée e Clément Dumont significa capire che l'autenticità non ha bisogno di grandi nomi in etichetta: basta una parcella scelta bene, una cantina dove non si copre niente, e due persone che hanno deciso di fare il vino come piace a loro. È la stessa filosofia che da Ferdy Wild guida ogni selezione: si porta a casa solo chi resta sul territorio, lo lavora ogni giorno, e lo conosce meglio di chiunque altro.

Conosci da vicino nuovi produttori e storie straordinarie, scopri etichette rare e vini ricercati, vivi un'esperienza che va oltre la semplice degustazione: è quello che succede ogni Lunedì del Vigneron, ogni settimana fino a inizio settembre, con un vignaiolo diverso ogni volta.

Un vignaiolo nuovo, ogni Lunedì del Vigneron


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