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Sylvain Pataille: l’enologo che è tornato a Marsannay per ridare voce alla sua terra

lunedì 2 novembre 2026 17:442 novembre 2026
Da Bordeaux ai filari di Marsannay: il vignaiolo che ha restituito dignità all’Aligoté.
Sylvain Pataille: l’enologo che è tornato a Marsannay per ridare voce alla sua terra

Sylvain Pataille: l’enologo che è tornato a Marsannay per ridare voce alla sua terra

Marsannay è l’ultimo respiro della Côte de Nuits prima che la città di Digione si mangi i campi. Per anni è stata trattata come la porta d’ingresso della Borgogna, buona per vini facili. Poi è arrivato un enologo con le mani da contadino, un solo ettaro e un’ostinazione precisa: dimostrare che quella terra poteva dire di più. Si chiama Sylvain Pataille.

Dal laboratorio alla vigna: la storia di un ritorno

La vigna, per Sylvain, è stata prima di tutto il posto dove giocare. Suo padre, autista di autobus, era amico di Jean Fournier, uno dei nomi storici di Marsannay, e nei giorni di potatura e vendemmia si portava dietro i due figli, Sylvain e Laurent. Le mani nella terra, fin da bambino.

Poi la strada del sapere: studia enologia a Bordeaux e lavora come enologo in un laboratorio a Beaune. Sarebbe bastato così. Invece nel 1999, mentre è ancora in laboratorio, fonda il suo domaine con un solo ettaro. Dal 2001 si dedica interamente alla vigna. Oggi, insieme al fratello Laurent, coltiva tra i 15 e i 17 ettari, tutti attorno a Marsannay.

Il suo mestiere di enologo non è rimasto in un cassetto: Sylvain ha consigliato diversi domaine della Côte, e questa doppia vita, il tecnico che sa leggere un vino e il contadino che sa leggere una vigna, è la chiave della sua precisione.

Perché conta: un vignaiolo che ha cambiato la percezione di un villaggio

Pataille è considerato uno dei migliori ambasciatori di Marsannay, un vigneron il cui lavoro ha elevato la qualità e l’immagine dei vini del suo villaggio. Non è un’impresa da poco: Marsannay è l’unico villaggio della Côte d’Or a produrre rossi, bianchi e rosati sotto la propria denominazione, e a lungo è stata ignorata proprio perché non rientrava negli schemi.

Sylvain ha fatto il contrario di ciò che si fa per vendere: ha cercato i lieu-dit migliori, li ha vinificati uno per uno e li ha raccontati per quello che sono. Con il fratello spinge da anni perché alcuni di quei terroir siano riconosciuti come premier cru.

L’Aligoté: il vitigno dimenticato e il nonno

Negli anni in cui nasce il domaine, l’Aligoté è completamente fuori moda. Sylvain lo ama fin da bambino, da quando aiutava suo nonno a curare una piccola parcella di vecchie viti di famiglia. Quella parcella la lavora ancora oggi e l’ha chiamata Les Auvonnes au Pépé, “le Auvonnes del nonno”. Diventa uno dei primi vigneron a cercare vecchie vigne di Aligoté Doré, la varietà pre-clonale, nei grandi terroir rocciosi, e a trattarle come si trattano i grandi bianchi di Borgogna. Ne esce un Aligoté verticale e teso, lontano dall’idea di vino da aperitivo veloce. È la sua firma.

Nel vigneto e in cantina: pazienza e sottrazione

I suoli di Marsannay sono un mosaico di calcare, argilla e ghiaia. Sylvain lavora in agricoltura biologica e per i nuovi impianti sceglie la selezione massale, con marze di vignaioli come Jean-Marc Roulot, e porta-innesti a bassa vigoria, mai SO4. Per i bianchi usa soprattutto botti usate da 350 litri. Imbottiglia quando il vino è pronto, non quando lo chiede il calendario: un’attesa che oggi si paga, e che si sente nel bicchiere.

I vini in selezione: gli ultimi arrivi

Marsannay Clos du Roy 2024. Pinot Noir in purezza da una parcella a Chenôve, il lieu-dit più a nord della denominazione. È il cuore del domaine: frutto scuro, fragolina di bosco e un finale sapido, salino. 

Marsannay Rouge Le Chapitre 2024. Un vigneto a est, a circa 290 metri, rimasto fuori dalla denominazione di Marsannay per via della posizione. Sylvain lo vinifica dal 2008 e lo considera tra i più grandi della zona.

Marsannay Rouge 2024. Il vino di villaggio, il biglietto d’ingresso al mondo di Pataille: il Pinot Noir di Marsannay nella sua forma più immediata e leggibile. 

Marsannay Blanc 2024. Il bianco di Marsannay, maturato soprattutto in botti usate da 350 litri per tenere la tensione senza coprire il vino con il legno. 

Marsannay Rosé Fleur de Pinot. Un omaggio a un’antica tradizione di Marsannay, quella dei “vins de fêtes”, rosati ottenuti per salasso e da pressatura, nati per stare a tavola e non per l’aperitivo.

Bourgogne Aligoté 2023. L’assaggio più diretto del suo Aligoté: uve raccolte a mano da più parcelle e assemblate. Fresco, sapido, teso. 

Bourgogne Rouge 2023. Il Pinot Noir più accessibile della gamma, per chi vuole entrare in Borgogna senza rinunciare alla mano del vigneron. 

Scegliere i vini di Sylvain Pataille significa capire che una denominazione non è un destino, ma un lavoro quotidiano. Questi vini nascono dalla fatica, dal tempo e dalla fedeltà a un posto. L’autenticità non è un souvenir: si conquista, un filare alla volta.

Sylvain Pataille: l’enologo che è tornato a Marsannay per ridare voce alla sua terra
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