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Lily Par: da Hong Kong alla Borgogna, un progetto a Beaune

venerdì 21 agosto 2026 14:3121 agosto 2026

Non è nata in una famiglia di vignaioli, non è cresciuta tra le vigne. Lily Par arriva a Beaune da Hong Kong, passando per Bordeaux, la Champagne e la Loira, con un'idea semplice all'inizio, bere vino le piaceva troppo per non farne un mestiere, e un progetto tutto suo che oggi conta poche, pochissime barrique.

Lily Par: da Hong Kong alla Borgogna, un progetto a Beaune

Un percorso tra Bordeaux, Champagne e Borgogna

Lily Par è di Hong Kong, e in una famiglia che con il vino non aveva niente a che fare. È iniziato tutto dall'amore per berlo: finiti gli studi, si è detta che se avesse preso un lavoro normale avrebbe speso tutto lo stipendio in bottiglie, tanto valeva lavorare nel vino. Ha iniziato vendendo vino a Hong Kong, poi ha sentito il bisogno di toccare con mano il prodotto ed è partita per la Francia con un working holiday. Ha lavorato soprattutto a Bordeaux, dove all'epoca parlava ancora poco francese, per Pape Clément, occupandosi della loro produzione di vino bianco: se n'è innamorata, e ha deciso di studiare, conseguendo un master in enologia in Francia. Parte degli studi li ha fatti anche in Italia, alla scuola dell'Università di Torino, ed è per questo che parla un po' di italiano.

Dopo la laurea ha viaggiato cercando una regione che sentisse davvero sua: prima la Champagne, poi la Loira, successivamente ha avuto anche un periodo dedicato al sake, e poi ha lavorato per Thibault Liger-Belair. Poi, quasi per caso, un'estate di luglio, le è tornata la voglia di toccare di nuovo l'uva: ha scritto a Thibault, che le ha detto che il team era già al completo ma che poteva comunque venire. Doveva restare due mesi, è rimasta due anni.

È in Borgogna che ha scoperto una cultura che non conosceva: quella di comprare solo le uve e iniziare la propria attività senza possedere vigne. Nel 2023, mentre lavorava ancora con Thibault, ha avviato il suo progetto personale, che porta il nome By Lily, scelto apposta per restare un po' nascosto dietro il vino stesso.

La filosofia: un solo produttore, poche barrique, tanta attenzione

Per Lily il vino nasce per l'80% in vigna, come ci si lavora dentro. Per questo non vuole comprare uva come un négociant qualunque, chiamando un mediatore per trovare qualche partita disponibile: le tre, quattro cuvée che ha realizzato in questi anni vengono tutte dallo stesso, unico produttore, un'amica sua coetanea che ha rilevato l'azienda dal padre e che sta provando a convertirsi al biologico e alla biodinamica (non certificata, per la difficoltà della burocrazia), con un approccio flessibile: meno prodotti nelle annate più facili, qualche trattamento in più quando serve.

Il 2024 è stato un anno freddo, piovoso, con molta pressione di malattie in Borgogna: difficile in quantità, ma secondo Lily tra i migliori in qualità che abbia visto.

Le etichette sono disegnate a mano, e cambiano a ogni annata, quella del 2023 più semplice, quella del 2024 non ancora stampata al momento della degustazione. Anche il tappo è scelto con cura.

Per il futuro, Lily guarda già al 2026: sta cercando di prendere in affitto altre vigne per crescere un po', lavorando con un amico che ha un accordo più ampio di fitto vigne, e ha già in programma un nuovo Aligoté da vigne di oltre cent'anni nella pianura di Borgogna, non un terroir tra i più blasonati, ma vecchie vigne che secondo lei meritano attenzione.

I vini: Aligoté, Chardonnay e un Beaune di collina

Per questa degustazione Lily è venuta di persona a Ferdy Wild, a raccontarci la sua nuova annata 2024: un'occasione per farle scoprire da vicino la nostra realtà, e soprattutto per noi scoprire il suo lavoro in Borgogna attraverso quattro vini appena imbottigliati.

Il Bourgogne Aligoté 2024 arriva da vecchie vigne in zona elevata doveil suolo si fa argillo-calcareo. Tutta la vinificazione avviene in barrique: dopo una leggera pigiatura il mosto va direttamente in legno, dove parte la fermentazione, ogni barrique con un carattere leggermente diverso, assemblate solo alla fine. Lily lavora molto con le fecce fini su questo vino, per dargli rotondità e togliergli quella sensazione acquosa e tagliente che a volte caratterizza l'Aligoté. In degustazione si è mostrato inizialmente molto teso, quasi chiuso, per poi aprirsi col passare dei minuti nel bicchiere: freschezza, acidità, complessità, un accenno quasi marino, energia e ricchezza, persistenza lunga in bocca, lontano dai profili più leggeri e semplici che spesso si associano a questo vitigno. 

Il Bourgogne Chardonnay 2024 nasce invece da una parcella con un suolo più spesso, che dà un frutto più maturo e generoso. Anche qui la fermentazione parte in barrique. In degustazione ha mostrato un frutto maturo e nitido, più contenuto nell'alcol rispetto alla calda annata 2023, ma con la stessa generosità di fondo.

L'Hautes Côtes de Beaune Rouge 2024 segue in cantina un principio che Lily ha imparato da Thibault: non ogni giorno il vino ha bisogno di un intervento, a volte basta lasciarlo riposare un giorno e osservare, controllando temperatura e densità, assaggiando, e agendo solo se davvero necessario, al massimo un'azione al giorno. Anche sull'uso del grappolo intero Lily resta flessibile, decidendo di volta in volta in base all'annata. Il 2023, annata calda, aveva dato un vino più rotondo e aperto. Il 2024, annata fredda e molto piovosa, con una forte pressione di malattie sui raspi, ha richiesto invece la diraspatura completa per preservare la freschezza dell'uva: il risultato è un vino più teso, più verticale, con tannini presenti ma morbidi. È stato imbottigliato tra febbraio e marzo, poche settimane prima della degustazione.

Il Beaune 1er Cru Clos des Aigrots 2024 è il vino che Lily ha definito il suo preferito tra quelli di Beaune, e anche la prima annata prodotta da questa parcella. Si trova in alto sul pendio, al margine della zona, letteralmente a contatto con il bosco. Il suolo qui è molto sottile, quasi subito sulla roccia calcarea, con una colorazione quasi rossa dovuta alla presenza di ossido di ferro, un dettaglio che Lily ha voluto richiamare nel colore dell'etichetta. Le uve di questa parcella sono più piccole e concentrate rispetto a quelle più in basso sul pendio di Beaune, con una resa in succo minore ma una complessità maggiore; la vendemmia qui avviene spesso più tardi rispetto ai vicini, proprio per la posizione più fresca vicino al bosco. Alla prima vendemmia da questa parcella, Lily temeva di ottenere lo stile potente ed estratto che associava tradizionalmente a Beaune: ha scelto invece un'estrazione leggera, nel 2024 fatta anche a piedi, molto delicata, cercando un vino dal colore volutamente chiaro, quasi da mettere in discussione l'idea stessa di cosa debba essere un Beaune. 

La cura che si sente nel bicchiere

Quattro vini diversi tra loro per interpretazione, ma con lo stesso filo conduttore: nessuna mano che copre l'altra, tanta cura nei dettagli, l'idea di lasciare che sia il vigneto a raccontare la propria storia più della tecnica di chi lo lavora. È lo stesso principio che guida ogni selezione Ferdy Wild: piccola scala, attenzione vera, nessuna scorciatoia.


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