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Langa new generation: Nene, DWNL e Vaira Aurelj

venerdì 21 agosto 2026 14:0421 agosto 2026

C'è un'idea di Langa che tutti conoscono, fatta di Barolo e Barbaresco, di nomi storici e di tempo lungo. Poi c'è la Langa di questa serata. Tre progetti, tre modi diversi di stare nello stesso territorio.

Langa new generation: Nene, DWNL e Vaira Aurelj

Tre vignaioli, una langa che cambia passo

Alla serata c'erano Nene, Alessandro Salvano con il suo DWNL (Drink Wines Not Label), e i fratelli Francesco e Giacomo Vaira di Vaira Aurelj. Tre storie diverse, ma un filo comune: l'idea che raccontare un vino significhi anche raccontare chi lo fa, la vigna che ha visto, le scelte che si è trovato a fare.

Per la Langa, che nell'immaginario comune resta legata quasi solo a Barolo e Barbaresco, la serata ha voluto mostrare un'altra faccia: territori meno raccontati, aziende giovani, la stessa voglia di non accontentarsi del nome più noto sull'etichetta. Si è parlato anche dell'annata in corso, difficile: dopo giorni di siccità, è arrivata la grandine, e si sono dovuti togliere sia i grappoli scottati dal sole che quelli grandinati. 

Nene, la cantina del nonno tra pressa e metodo classico

Quella sera, al posto di Irene, impegnata tra la vendemmia in anticipo e una bambina piccola nata da poco, a raccontare il progetto è stato il fratello: studi in fisica, nessun legame diretto con il mondo del vino, ma cresciuto dentro quella storia di famiglia.

Il progetto è nato come idea cinque anni fa, muovendo i primi passi in un locale prestato da un amico di famiglia. Dal 2024 Nene si è trasferita nella cantina del nonno, rimasta chiusa per dieci anni e rimessa a nuovo in quello che è stato descritto come "il Natale più complicato della nostra vita". Prima di allora, la produzione di famiglia era per il 90-95% Moscato: il metodo classico, e in particolare un rosé, sono una novità assoluta.

Irene lavora, e ha lavorato per anni, per una grande azienda storica del metodo classico piemontese. Il compagno arriva invece dall'economia, senza formazione da enologo, più legato all'anima del vino rosso che alla tecnica della bolla. L'idea che guida Nene è sfatare il mito per cui una bolla, per essere seria, debba avere un'acidità molto alta e restare almeno 30 mesi sui lieviti: l'obiettivo è un vino già pronto, fresco, quasi da bere come un bianco, dove la bolla è un'aggiunta e non una copertura. La prima annata esce infatti a soli 20 mesi. In cantina lavorano con più contenitori, cemento e legno, dividendo la pressatura in tre frazioni per dare complessità. Anche le etichette raccontano il progetto: sono stampe cartografiche a torchio, non digitali, che si arricchiscono di un dettaglio a ogni annata, dando vita a un "primo stato", un "secondo" e un "terzo" della stessa immagine.

In degustazione, il Primo stato Metodo Classico BdB Anteprima 2024 ha aperto la serata: un'anteprima non ancora uscita sul mercato, dosaggio zero, sboccata il giorno prima, che avrà bisogno ancora di circa dieci mesi prima di essere pronta. È seguito l'Istinto 2023, da uve Moscato di una vigna ad alberello di 70 anni: una macerazione lunga, circa due settimane, seguita da un anno in legno e due in bottiglia, pensata per ammorbidire l'amarezza tipica del vitigno. A chiudere il trio, il I Stato Metodo Classico Rosé, 100% Pinot Nero, con circa 20 mesi sui lieviti e 5 in bottiglia: naso impattante, note di mandorla e confetto, sfumature balsamiche.

Scopri i vini di Nene

DWNL, Drink Wines Not Label: la scommessa di Alessandro Salvano

Alessandro Salvano porta avanti Drink Wines Not Label da Montelupo, un paese di 543 abitanti conosciuto storicamente per il Dolcetto, che si porta dietro anche la memoria dello scandalo del metanolo. Ha iniziato nel 2019 comprando uva dallo zio, che aveva ereditato le vigne di famiglia; nel 2023 ha comprato le proprie vigne, trovando al loro interno un appezzamento di Dolcetto del 1955, vecchio, poco produttivo ma di grande qualità. 

Il claim che dà il nome all'azienda nasce da una scelta precisa: non seguire il disciplinare di nessuna denominazione per il vino che ha dato il via a tutto. L'idea era raccontare la propria storia senza uno strumento come la denominazione che, secondo Alessandro, non basta da solo a certificare la qualità di un vino. Quel primo vino gli ha permesso anche di generare le prime entrate, mentre i progetti legati a una denominazione avrebbero avuto bisogno di anni in più prima di arrivare sul mercato.

Il Dolcetto è stato il primo a essere versato, nella sua versione 2024, annata difficile e molto piovosa, segnata da pressione di malattie in vigna: solo una gestione attenta ha permesso di portare a casa uve di qualità. In degustazione, il Langhe Rosso "Guess the variety" 2024 ha mostrato sale, erbe aromatiche, un accenno quasi selvatico, liquirizia e spezia. Alessandro lo ha raccontato come un modo per restituire dignità a un'uva storicamente considerata semplice e venduta in fretta per fare cassa, ma capace secondo lui di una qualità paragonabile a quella del Nebbiolo, pur restando molto più economica sul mercato.

Il momento più particolare della serata è stata l'anteprima di un Pinot Nero, l'esclusiva Wild Vigneron da 600 bottiglie: una microproduzione nata da due barrique acquistate nell'inverno 2024 da una produttrice in Borgogna che, per un raccolto difficile, quell'anno non aveva uva a sufficienza per usarle tutte. L'annata 2024, molto piovosa, ha portato con sé un rischio concreto, tanta acqua diluisce sia lo zucchero che l'acidità delle uve. Alessandro ha scelto di raccogliere in anticipo proprio per preservare freschezza e acidità, una decisione che ha regalato al vino un profilo aromatico particolare, con note che ricordano il mescal, la tequila, l'incenso. Le due barrique hanno fatto un anno di affinamento prima dell'imbottigliamento. 

A chiudere la selezione di Alessandro, l'Outside 2023, 100% Nebbiolo, il vino da cui è nato tutto il progetto e il suo claim. Nasce da una vigna che si trova a circa 10 metri in linea d'aria dal confine ufficiale della zona Barolo: fuori zona per pochi passi, ma abbastanza per non poter portare il nome della denominazione in etichetta.

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Vaira Aurelj: il Nebbiolo di Francesco e Giacomo

Vaira Aurelj è il progetto dei fratelli Francesco e Giacomo Vaira. Francesco si innamora del lavoro in campagna nel 2009, dopo gli studi in biologia; Giacomo arriva dall'economia e guarda al vino e alla Langa da una prospettiva più internazionale.

Fino all'annata 2022 i due fratelli non avevano ancora una cantina propria: lavoravano per altre realtà e portavano avanti il progetto nel tempo libero. Dal 2023 hanno una cantina che condividono con un altro ragazzo, che aveva già a disposizione attrezzature importanti che altrimenti non si sarebbero potuti permettere. Francesco, soprannominato in famiglia Coco, ci ha creduto per anni prima che il progetto diventasse una cantina vera.

Il vino a cui i due fratelli hanno detto di essere più legati è il Controcorrente 2024, dedicato al padre, mancato circa vent'anni fa: l'etichetta raffigura tre persone, un genitore e due figli, con l'ombra del padre assente. Nasce da un raro clone di Nebbiolo Rosé, poco pigmentato e per questo, in passato, meno vendibile. È l'unico vino della gamma ancora fermentato a grappolo intero, lavorato con pochissime follature e rimontaggi delicati, per rispettare la leggerezza naturale del clone invece di forzarne l'estrazione: affina circa 9-10 mesi in botti vecchie e 6 mesi in bottiglia, il tempo più breve di tutta la cantina, ed è per questo il primo vino a uscire ogni anno.

Il Fuorizona 2023 nasce letteralmente a pochi metri dal confine della zona Barolo, fuori denominazione per scelta, per lavorare con più libertà. Unisce diverse frazioni: circa il 30% di grappoli interi fermentati in acciaio, e una parte diraspata fermentata in cemento, con macerazioni lunghe (circa 24 giorni per la parte diraspata, 12 per i grappoli interi). Dopo la pressatura le due parti si uniscono e affinano un anno in botte grande, sei mesi in cemento, e altri due anni in botte grande.

Il Barolo Fossati DOCG 2022 è stato versato accanto al Fuorizona per un confronto diretto tra i due volti dell'azienda: rispetto al Fuorizona, il Fossati si è mostrato più strutturato, più ricco, pensato per un invecchiamento più lungo.

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Il tempo, il territorio, e il coraggio di uscirne

Tre modi diversi di raccontare la stessa Langa: una cantina di famiglia rimessa in piedi da zero, una vigna a pochi metri da un confine che si è scelto di non attraversare, un Nebbiolo che porta ancora il peso e l'affetto di una storia di famiglia. Nessuno dei tre ha bisogno del nome più noto sull'etichetta per avere valore.



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